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Caro
direttore, lei mi ha detto di fare inchieste, ma a me del
giornalismo non frega niente. E non perché non cova più in me
il sacro fuoco della scrittura. Il problema, anche se mi
vergogno a dirlo, è che ho paura. Di cosa? Ma della galera! Non
ha sentito che il governo ha presentato un disegno di legge che
punisce con il carcere i cronisti che pubblicano atti di
indagini già chiuse? E che sono scemo?! Comunque, per
contribuire a riempire le pagine del suo giornale, voglio
raccontarle una storiella di ambientazione siracusana. Lei
conosce la mia passione per il calcio. Ecco, è come una droga
per me, e lo è anche per il mio nipotino. Ha sette anni e vuole
diventare il nuovo Del Piero. Che male c’è? Sempre meglio di
fare il disoccupato con tre lauree e due dottorati di ricerca.
Insomma, pi tagghiàlla cutta, come direbbe Petronio, ho
accompagnato la creatura in via Lazio. Lì c’è un campetto,
proprio vicino alla Mazzarrona, e una società che lo gestisce.
Stanno ultimando dei lavori e già s’intravede qualcosa:
infatti, dove un tempo c’erano sassi e mazzacani, adesso
i bambini corrono sul manto in erba sintetica. Ho chiesto in
giro informazioni e mi hanno detto che la struttura è gestita
dalla “Enzo Grasso” di Antonello Liuzzo. Come “chi è Liuzzo?” Ma
il politico-medico che è stato assessore comunale ai tempi del
sindaco Titti Canario. Quello che era di Forza Italia come il
suo amico, il politico-medico Giancarlo Confalone… ma sì,
quell’altro che è passato prima nell’Mpa e poi nell’Udc.
Mischino, si pessi. Liuzzo è quello che ora tuba con il
deputato regionale del Pdl Vinciullo e che ha un’associazione
chiamata Polietica cristiana, che è contro la legge
sull’aborto, contro il divorzio e che se avesse per le mani
Beppino Englaro ci scippàssi i capiddi. Poiché io sono a
favore della legge sull’aborto, di quella sul divorzio e di
Beppino Englaro, ho girato i tacchi e me sono andato dritto
dritto al vecchio campo-scuola “Pippo Di Natale”. Minchia, il Di
Natale, quanti ricordi e quante partite di terza categoria ci
ho giocato: lignàti a levapìlu e gente ca panza ca rava
vastunàti appena ti avvicinavi all’area di rigore. E poi il
pubblico: parenti sparsi ovunque, insulti e sputi sulle
panchine. Che bello! Arrivo al campetto, si avvicina uno e mi
dice che u piccirìddu, il mio nipotino, potrà vestire la
maglia dell’Ellenika. Siccome non mi faccio i cazzi miei, gli ho
chiesto chi fosse il padrone di questo club. E lui mi ha
risposto: “Ma lo sanno tutti, è Alberto Palestro”. Palestro
chi? “Quello che era nella polizia e ora è consigliere comunale,
del Pdl”. Ancora un politico nello sport. Ma che è una mania,
questa? Come per le cliniche private. Palestro, guarda caso, fa
parte della commissione comunale che si occupa di sport, oltre
che di scuola-spettacolo-turismo-gioventù-solidarietà sociale
(così c’è scritto nel sito internet del Comune di Siracusa).
Non è che lei, caro direttore, ci trova qualcosa di sbagliato?
Diciamo un piccolo conflitto d’interessi?
Morale della
favola, me ne sono andato anche dal campo-scuola perché volevo
trovare una società di calcio non riconducibile a personaggi
della politica. Non è che ce l’abbia coi politici, ci
mancherebbe. Ho preso la macchina e me ne sono andato con la
creatura in via Pachino dove c’è un campo di calcio. Solita
domanda e analoga risposta. Di chi è la società, la Rari
Nantes, che gestisce l’impianto? Di Roberto Di Mauro. Come “chi
è Di Mauro?” Ma lo conoscono tutti. Va bè! È consigliere
comunale, sempre del Pdl, area di Forza Italia. Ma quanti sono a
Siracusa i politici ammiscati co palluni? E così alla
fine ho chiesto a mio nipote: “Ma tu proprio calciatore vuoi
diventare? Non è che ti piacerebbe fare qualche altro sport?”
Marco Bavaglio
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