
Siracusa e
Castellammare del Golfo, località siciliane geograficamente
lontane ma oggi idealmente vicine. Infatti anche nella cittadina
in provincia di Trapani si è verificato un caso di cemento
“impoverito” nell’ambito dei lavori riguardanti il porto
turistico. A seguito di indagini svolte dalla Guardia di
Finanza, la Procura della Repubblica di Trapani ha sequestrato
l’intera area del porto di Castellammare dove sono dislocati dei
grandi massi artificiali destinati a contenere il moto ondoso,
perché non sarebbero conformi a quanto stabilito dal contratto
di appalto. Insomma, come a Siracusa per i cassoni della Marina
messi sotto sequestro dalla locale Procura della Repubblica. E
adesso depositati via mare, a bordo di una chiatta, nell’area
fantasmica di Marina di Melilli – costo dell’operazione 480.000
euro – in attesa di una nuova perizia chiesta dall’impresa
costruttrice che sostiene di averli realizzati a regola d’arte.
Dunque, in base alle inchieste giudiziarie in corso, sia a
Siracusa che a Castellammare del Golfo per i lavori di
potenziamento dei rispettivi porti sarebbe stato usato
cemento depotenziato, che è una bella contraddizione in
termini. Accomunate da tale destino le due città potrebbero
gemellarsi, organizzare incontri e scambi di esperienze,
allestire mostre del tipo: “I cassoni di Siracusa e i massi di
Castellammare del Golfo come i famosi sassi di Matera” che sono
patrimonio dell’umanità. Siracusa, fra l’altro, è già patrimonio
dell’umanità e quindi lo sono pure questo casso di cassoni che
non si sa che fine faranno. E’ un’idea promozionale di pura
demenzialità, che ci sembra perfetta per una città come Siracusa
amministrata in modo più che demenziale. Un’idea che noi
dell’Isola dei Cani regaliamo di buon grado al sindaco Visentin,
il quale è pure presidente regionale dell’Anci Sicilia,
l’associazione che riunisce i comuni. A dire il vero, una
differenza fra la vicenda di Siracusa e quella di Castellammare
del Golfo ci sarebbe. Nel secondo caso si è parlato del rischio
di infiltrazioni mafiose. Anzi, quando la magistratura indaga in
Sicilia su opere costruite con cemento scadente il sospetto che
ci sia anche lo zampino della mafia è sempre forte. Dappertutto
tranne che a Siracusa. Qui a quanto pare questo problema non
c’é. O no? Di recente la Direzione distrettuale antimafia di
Caltanissetta ha ricostruito la mappa di una serie di opere
pubbliche siciliane che sarebbero state realizzate con cemento
depotenziato fra cui l’ospedale di Caltanissetta, la diga
foranea di Gela, uno svincolo e una galleria dell’autostrada
A20, ecc. Coinvolti e arrestati dirigenti e consulenti della
Calcestruzzi Spa di Bergamo (gruppo Italcementi), titolari di
aziende di movimento terra della provincia nissena, poste sotto
sequestro, e un po’ di capi mafia già in galera. Nel business
del cemento depotenziato Cosa Nostra non poteva certo mancare,
imponendo le sue solite regole.
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