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CASSONI VISTA MARE
I mirabili traguardi
raggiunti, per il momento, dal turismo di frontiera siracusano -
Gli enormi blocchi di cemento armato fanno brutta mostra di sè
occupando dall’anno scorso le banchine della marina
L’11
giugno del 2008 Roberto Visentin, candidato del centrodestra a
sindaco di Siracusa (ed eletto pochi giorni dopo) commentava
positivamente l’inizio dei lavori per la realizzazione
dell’appalto pubblico per il consolidamento e allungamento delle
banchine da villa Aretusa al molo S. Antonio, affermando tra
l’altro che: “Siracusa potrà finalmente dotarsi di strumenti
efficienti nel settore turistico, godendo anche di una positiva
ricaduta occupazionale, tanto in fase di realizzazione quanto di
gestione di tutte le strutture previste, il che significa
occupazione stabile”. A distanza di ben 16 mesi dall’apertura
dei cantieri (collegati agli altri lavori per il porto turistico
vero e proprio), la ricaduta più evidente è quella dei
cabbasisi poiché di stabile, in questa vicenda, ci sono
soltanto i mega cassoni di cemento armato poggiati dall’anno
scorso sulle banchine della Marina, dove continueranno a stare
chissà ancora per quanto tempo. Ma a cosa accidenti servono
quegli enormi blocchi sistemati davanti al mare? Forse è un
enorme barriera frangiflutti per contrastare eventuali tsunami?
Le basi di palazzine popolari con vista mare? Una sorta di muro
del pianto? Una muraglia che si collega idealmente e
stilisticamente al parcheggio-necropoli del lungomare Talete?
Insomma, qual è il nesso col costruendo porto turistico dalle
magnifiche e progressive sorti? Presi d’impegno abbiamo provato
a saperne di più, apprendendo che tali cassoni saranno messi
nelle acque del porto per allungare la banchina di alcune decine
di metri. Il progetto originario prevedeva di riempirli
direttamente col materiale – fanghiglia, melma, ecc. - dragato
nel porto. Operazione finalizzata ad abbassare il livello dei
fondali, onde consentire il futuro attracco di imbarcazioni di
grande stazza, consolidando nel contempo la consistenza dei
suddetti cassoni-banchina. Ma come mai ciò finora non è stato
fatto? Perché nel frattempo è venuto fuori che, in applicazione
di una normativa europea, nei Siti di Interesse Nazionale (SIN)
fra i quali rientra il Porto Grande di Siracusa, il Ministero
dell’Ambiente stabilisce specifiche
modalità per il
trattamento
dei fanghi oggetto di dragaggi. Fanghi che devono essere
trattati in grandi vasche per accertare l’eventuale presenza di
inquinanti pesanti tipo piombo o mercurio, che in tal caso
comporterebbe il conferimento in discarica. I fanghi senza
inquinanti pericolosi verranno invece stabilizzati e inseriti
finalmente nei famigerati cassoni. I quali devono però essere a
tenuta stagna per impedire che il materiale dragato possa
inopinatamente tornare in acqua. Ohibò ci siamo detti (in realtà
la nostra espressione è stata “minchia!”): ma la ministra
dell’Ambiente non è la nostra leggendaria concittadina Stefania
Prestigiacomo, onorevole Olivia? Può essere che l’artefice del
G8 Am-biente a Siracusa non abbia informato il Comune a tempo
debito su come si doveva trattare per bene questo fango? Può
darsi che siano stati prima Bufardeci e poi il suo successore
Visentin a non capirci una mazza. O forse la responsabilità è di
qualche tecnico comunale o della Regione o del nonno in
carriola. Di sicuro si poteva e si doveva evitare di tenere alla
Marina per tanto tempo e inutilmente ‘sti cassoni del casso, che
hanno causato il blocco di ogni attività nella zona. Comunque
sia, dopo la presentazione delle nuove integrazioni al progetto
del porto turistico, qualche mese fa il Ministero dell’Ambiente
ha dato finalmente il via al piano di dragaggio che
immediatamente…. non è partito, e neppure lentamente. Il fatto è
che per costruire le vasche di colmata in cui trattare e
stabilizzare i fanghi, e rendere a tenuta stagna i cassoni,
sembra che occorre una decina di milioni di euro in più rispetto
ai costi iniziali previsti. Soldi che al momento il Comune non
sa dove recuperare. Il problema rischia di ripercuotersi anche
sull’andamento dei lavori nella parte del porto turistico di
competenza privata, ossia della società Acqua Pia Antica Marcia
dell’ingegnere così parlò Bellavista Caltagirone.
Tex
Killer
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