IL BOSCO INCANTATO...

 

La costosa favola della barriera arborea antinquinamento progettata dal Comune lungo la costa fra Targia e Santa Panagia...

Circa 830 mila euro, reperiti at­traverso il Piano di Risanamento Ambientale, è il costo previsto dal Comune di Siracusa per realizzare una barriera di alberi e arbusti in fun­zione antinquinamento, lungo la costa che va dalla Tonnara di Santa Panagia fino alla Targia. Un’area complessiva di 66 ettari dove - è stato entusiastica­mente annunciato - quasi ventimila piante dovrebbero ergersi e costituire una sorta di sbarramento vegetale intercettando, grazie alle loro proprietà, i gas e le polveri provenienti dall’area industriale e dalle automobili. La ditta Seicon di Castellammare del Golfo che si è aggiudicata l’appalto, ha persino cominciato i lavori di sistemazione da ultimare nel giro di un anno, che comprendono anche la bonifica della ex tonnara di Santa Panagia da tempo ridotta a discarica abusiva. Allora tutto bene? Per niente! Secondo l’associazione Natura Sicula, l’agro­nomo paesaggista Nino Attardo e altri esperti, nel tratto di costa in que­stione nessuna barriera arborea e con funzioni antinquinamento potrà mai nascere, crescere e svilupparsi per diverse ragioni.  Intanto buona parte delle zone inseri­te nel progetto è sottoposta a vincolo archeologico. E le radici degli alberi di ulivo e di bagolaro, nonché quel­le di mirto e degli altri arbusti che il Comune prevede di impiantare, sono incompatibili con il patrimonio arche­ologico diffusamente presente. Quale condizione per rilasciare la propria autorizzazione, la Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Siracusa ha richiesto la rielaborazione del pro­getto, di fatto ridimensionandolo. E’ stato poi fatto notare che la mor­fologia del suolo, nell’insieme, si pre­senta disomogenea e accidentata con un terreno in parte occupato dalla roc­cia, comunque distribuito in maniera irregolare e mancante, in profondità, di spessore adeguato e uniforme. Di conseguenza qualsiasi vegetazione possa impiantarsi non raggiungerà l’aspetto desiderato, assimilato a un bo­sco fitto e sparso di alberi d’alto fusto e arbusti, piuttosto assumerà quello di macchie isolate con ampi corridoi ed estese aree nude. Inoltre, la scelta di specie vegetali quali corbezzolo, tamerice e ligustro ap­pare poco attendibile per gli effetti antinquinamento richiesti. A causa di questi e altri fattori naturali condizionanti, la tanto reclamizzata barriera arborea così come progettata, è da considerarsi una favola in cui mancano solo le fate, gli elfi e i 7 nani.  Col rischio che si possano sperperare dei finanziamenti pubblici da parte di un comune che già paga un altissimo costo al metro quadro per gestire lo striminzito e malcurato verde urbano.

 

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