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Un jolly
chiamato Gino |
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Il
partito di via delle Botteghe Oscure non c’è più. Non c’è
neppure la sede in quel palazzo romano chiamato il Bottegone. La
storia scorre come un fiume che si porta via cose e uomini.
Anche a Siracusa il Pci è un ricordo lontano e il nuovo Pd è
stato in parte fagocitato da un longevo esemplare di quella che
fu la Balena bianca democristiana, un bestione che ancora
conserva le caratteristiche della specie. La sede ufficiale del
partito è stata trasferita in via Socrate, ma un’importante sala
comandi è la sezione Jolly. Dove “Jolly” non sta per luogo buono
per qualsiasi stagione, bensì per Jolly Hotel. La cui grande
vetrina del living room, a chi passeggia per corso Gelone,
appare in certi momenti della giornata un grande acquario
offerto alla pubblica ammirazione. Ma niente a che vedere con i
colori tropicali… Non ci sono pesci palla, mante, Acanthurus
lineatus, Pterois volitans e Pterosynchiropus splendidus. Ci
sono invece muletti coi baffi, minchie di mare e pescecani. E
balene bianche. La più grossa ha superato gli ottant’anni e di
nome fa Gino. Gino Foti, il vecchio democristiano è tornato;
anzi, forse non se n’è mai andato.
La
sua corte non è più quella dei miracoli. Più che da cortigiani,
adesso è circondato da pesci pilota che stazionano sotto la sua
ombra, nelle ore in cui un angolo del living room del Jolly
diventa la sua sezione-segreteria politica.
Un giorno mi trovavo anch’io dentro quell’acquario. Defilato in
un tavolino lontano scrivevo sul mio notebook, sorseggiando un
caffè. Ma non potevo fare a meno di notare i pesci pilota,
ansiosi, nella trepida attesa che arrivasse Nacchio: il
presidente della Confesercenti, Arturo Linguanti, l’ex sindaco
di Siracusa, Aldo Salvo, l’ex presidente della Provincia, nonché
fratello minore di Foti, Armando, ed altri comprimari
ottuagenari della Dc del dopoguerra che neanche conosco,
nonostante i miei 40 anni e più. Poi arriva Massimo Carrubba,
con i suoi capelli scolpiti come Big Jim. Solo che di “big” il
sindaco di Augusta c’ha solo il “culo”, grazie al quale alle
elezioni comunali ha ottenuto quella manciata di voti
sufficiente per rimanere aggrappato alla poltrona di primo
cittadino per il secondo mandato. Anche lui era lì per Gino Foti,
ma la Balena Bianca era in ritardo. Educato e cordiale come
sempre, Massimo saluta dicendo che deve andare perche si è fatto
tardi. Tre minuti dopo giunge Gino Foti l’ex sottosegretario
orfano di Lima e pupillo siracusano di Andreotti: Gino Foti, il
capocorrente della corrente più importante del Pd, quella degli
ex Dc, ex Ppi, ex Udc, ex Psi, ex mariti ed ex mogli. Ad Aldo
Salvo luccicano gli occhi; il fratellino Armando scodinzola con
le orecchie basse come fosse in attesa di
na tumpulata;
Arturo Linguanti, con un riflesso condizionato, si mette un
tovagliolo sull’avambraccio e s’inchina in attesa
dell’ordinazione; gli altri pensionati digrignano la dentiera e
sistemano la sedia sotto il culo ingombrante e flaccido della
Balena Bianca. Quello che vedo e che sento ha del surreale, ma è
tutto vero.
Linguanti:
“Mio presidente, come stai? E’ venuto Massimo Carruba e mi ha
detto che gli avevi dato un mezzo appuntamento, però era tardi
ed è dovuto andare via. Ti saluta affettuosamente!”. Foti: “E me
lo vuoi dire da quanto minchia è che hai deciso che devi fare il
mio segretario personale?”. Cala il silenzio. Ma solo per un
istante, perché la leggera sbandata di Linguanti fa perdere
l’equilibrio al cameriere (quello vero) a cui si ribalta il
vassoio con il caffè per Nacchio, che non dice una parola.
Parlano i suoi occhi. E’ venuto anche per me il tempo di andare.
Nei pochi minuti che mi servono per staccare il computer, pagare
il conto ed alzare i tacchi, passano in rassegna davanti al
monarca il segretario del Pd, Gianni Cafeo ed altri esponenti
del partito. Con riverenza. E penso che il terremoto di Santa
Lucia fu troppo lieve. Uno tsunami? E a che serve? Balene
bianche, muletti coi baffi e pesci pilota sanno nuotare.
Ivano Saltafossati
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