Tamburini e tromboni
 

Non avrei mai pensato di dovermi occupare sull’Isola dei Cani dell’avvocato Angelo Tam­burini, delegato di Siracusa dell’Accademia Italiana di Cucina. Ma il fato o lo spirito del­lo sputtanamento ci ha messo lo zampino, e così ho deciso di raccontarvi questa storiel­la riguardante cotanto illustre “accademico”.  Il 23 settembre scorso, sfogliando il quotidia­no “La Sicilia” vedo nella rubrica delle let­tere un intervento di Tamburini concernente la proposta di istituire a Siracusa una facoltà universitaria di “Scienze dell’alimentazione”. Scorrendo il testo a un certo punto mi ren­do conto che i concetti utilizzati da Tambu­rini li ho già letti da qualche altra parte. Ho ancora una buona memoria e, da una rapida ricerca nella mia biblioteca, trovo la confer­ma che ha scopiazzato e spacciato come fa­rina del suo sacco, gran parte di un paragra­fo del libro Buono, pulito e giusto Principi di nuova gastronomia di Carlo Petrini, scrittore, giornalista, fondatore e presidente internazio­nale del movimento Slow Food. Volume edi­to da Einaudi nel 2005, che venne presenta­to anche a Siracusa nella sala della Provincia. Nel paragrafo in questione, Petrini dà un’ar­ticolata definizione di “nuova gastronomia”, ampliando di gran lunga la definizione di “ga­stronomia” data due secoli addietro da An­thelme Brillat-Savarin nella celebre Fisiolo­gia del gusto. Non per niente, grazie innanzitutto a Petrini e a Slow Food, da qualche anno è nata l’innova­tiva Università di Scienze Gastronomiche, nel suo genere la prima in Europa, con due sedi a Pollenzo (in Piemonte) e a Colorno (in Emi­lia Romagna). Tornando all’avvocato Tamburini, a lui le Scienze gastronomiche non interessano e si accontenterebbe di una classica facoltà di Scienze dell’alimentazione. Per sostenere la quale ha sgraffignato e manipolato, in modo maldestro e increscioso, idee e principi altrui.

In basso, le frasi (tratte dall’intervento pubblicato dal quotidiano La Sicilia) che l’ineffabile Angelo Tamburini ha copiato dal libro di Carlo Petrini, seguendo la medesima sequenza e apportando qua e là qualche piccola modifica. Dopo invece, la versione originale di Petrini

Scopiazzatura di Tamburini:

L’Alimentazione afferisce l’ambito della botanica, della genetica e delle scienze naturali per il suo essere classificatrice delle varie sostanze;

riguarda la fisica e la chimica per quel che attiene la selezione dei prodotti migliori o lo studio delle relative trasformazioni di stato e di gusto;

è inoltre legata all’agricoltura, alla zootecnia e all’agronomia per la pro­duzione di materie prime di qualità;

all’ecologia perché l’uomo, per la produzione di cibo, interferisce con la bio­diversità e la modifica, o meglio, spesso l’adatta a suo vantaggio e uso esclusivo.

Allo stesso tempo, l’Alimentazione è una scienza umanistica:

è, infatti, connessa all’antropologia poiché consente lo studio della storia dell’uomo, delle sue abitudini e delle sue identità culturali;

alla geopolitica perché, soprattutto nel passato, ma anche oggi, i popoli si alleano o combattono per sfruttare le risorse della terra;

all’economia politica per le risorse che offre, per i mezzi di scambio che stabilisce tra le nazioni;

al commercio, per la ricerca del modo di acquistare al miglior prezzo possibile ciò che si consuma e di smerciare più convenientemente ciò che si pone in vendita.

Inoltre essa appartiene

alla tecnica e all’industria, per la ricerca di nuovi modi di trasformare e conservare il cibo;

alla gastronomia, soprattutto per l’arte di preparare i cibi e di renderli piacevoli al gusto;

alla fisiologia per la capacità di sviluppare le sensorialità necessarie a riconoscere il buono e il gradito;

alla medicina per lo studio del migliore e più salutare modo di nutrirsi.

 

Testo originale di Petrini:

La gastronomia appartiene:

alla botanica, alla genetica e alle altre scienze naturali, per la classifica­zione che fa delle sostanze alimentari, consentendone la salvaguardia;

alla fisica e alla chimica, per la selezione dei prodotti migliori e lo studio di come si trasformano;

all’agricoltura, alla zootecnia e all’agronomia, per la produzione di buo­ne e varie materie prime;

all’ecologia, perché l’uomo per produrre, distribuire e consumare cibo in­terferisce con la natura e la trasforma a suo vantaggio;

all’antropologia, perché consente lo studio della storia dell’uomo e delle sue identità culturali;

alla geopolitica, perché i popoli si alleano o combattono anche e soprattut­to per sfruttare le risorse della terra;

all’economia politica, per le risorse che offre, per i mezzi di scambio che stabilisce tra le nazioni;

al commercio, per la ricerca del modo di comprare al miglior prezzo possibile ciò che consuma (utilizza) e di smerciare più convenientemente ciò che pone in vendita (produce);

alla tecnica, all’industria e al savoir faire degli uomini per la ricerca di nuovi modi di trasformare e conservare il cibo in maniera conveniente;

alla cucina, per l’arte di preparare i cibi e di renderli piacevoli al gusto;

alla fisiologia, per la capacità di sviluppare le sensorialità atte a ricono­scere il buono;

alla medicina, per lo studio di quale modo di nutrirsi è più salutare.

Per Carlo Petrini la gastronomia appartiene anche alla sociologia e all’episte­mologia (discipline che evidentemente non hanno “ispirato” lo scopiazzatore Tamburini):

alla sociologia, che offre gli strumenti per lo studio dei comportamenti so­ciali dell’uomo;

all’epistemologia, perché, attraverso una necessaria riconsiderazione del metodo scientifico e dei criteri di conoscenza che ci permettono di analizzare il percorso che il cibo fa dal campo alla tavola e viceversa, ci aiuta a inter­pretare meglio la realtà di questo mondo globalizzato e complesso. Ovvero a scegliere.

 

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