Stop alla pesca abusiva e alle vendite illegali

La foto a destra mostra un banchetto allestito alla meno peggio nei pressi del mercato alimentare di Ortigia, dove vengono venduti ricci di mare interi e la loro polpa dentro bicchierini di plastica. E’ un’immagine consueta derivante da una pratica illegale sempre più diffusa. Nonostante i continui sequestri di ricci compiuti dalla Guardia Costiera di Siracusa, continua infatti il prelievo quotidiano di notevoli quantitativi di questa specie marina, la cui esistenza è seriamente danneggiata da parte di bracconieri sotto forma di sub. Banchetti a parte, la vendita viene effettuata direttamente in molti ristoranti dove ormai la pasta coi ricci è diventata una pietanza proposta tutto l’anno, come a Catania, Palermo e in altre città siciliane. Vengono anche commercializzati ricci provenienti dalla Tunisia, ma una percentuale considerevole del prodotto è locale, pescato illegalmente e tranquillamente posto in vendita e acquistato. Accanto a campagne informative specifiche e meno generiche, occorrono evidentemente controlli a terra e nei locali, più rigorosi ed efficaci da parte di tutte le autorità preposte, non solo quindi la Capitaneria di Porto. Problematiche che non riguardano solo i ricci ma altre specie tutelate nel Mediterraneo da convenzioni internazionali e da normative nazionali ed europee, come il tonno rosso e il pesce spada, spesso pescati al di fuori dei periodi stagionali stabiliti dalla legge oppure sotto la taglia consentita. La cattura abusiva di specie giovanili è una pratica purtroppo ricorrente che riguarda diverse specie, quelle considerate più pregiate e quindi richieste, tipo la cernia bruna e lo scorfano rosso (specie bersaglio, in particolare, della cosiddetta pesca sportiva) per non dire del novellame di alici, sarde e triglie. Le regole “proibitive” sono conseguenza di lunghi anni di pesca intensiva concentrata su poche specie ambite, che un tempo si pescavano solo in determinati periodi dell’anno e con tecniche meno invasive e più sostenibili. La responsabilità non è solo di chi pesca in modo dissennato e illegale, ma anche di una gastronomia egoista nei confronti delle risorse marine; di quanti vogliono mangiare tutto l’anno tonno rosso, ricci e pescetti minuti di paranza, fregandosene della riduzione degli stock ittici e del rischio di estinzione di talune specie.

 

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