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Tempo fa un noto imprenditore palazzolese sentì la necessità (la
mancanza di mare a Palazzolo Acreide gioca brutti scherzi)
d’imbarcarsi (termine non usato a caso) nella progettazione di
un porto turistico a Siracusa, dentro il Porto Grande! Legittima
aspirazione, nobile progetto con criteri architettonici degni di
nota, che prevedeva ben più di 800 posti barca, approdi per le
navi da crociera, servizi a terra per le barche e per i
diportisti. L’imprenditore si rese pian piano conto di aver
fatto bingo avendo scoperto il classico uovo di Colombo: pur
essendo al centro di rotte fondamentali per i diportisti,
Siracusa non aveva (e non ha) un porto turistico. E così mise in
vendita la sua idea. Bene, nel periodo nel quale a Siracusa si
sono persino visti volare gli asini, imprenditori investire
nella costruzione di alberghi a 7 stelle (a volte con abusi
edilizi palesi) e alcuni palazzi di Ortigia lievitare di un
piano, si è trovato spazio per agitare le acque delle parentele
al fine di “vendere” alla città un componente della nota
famiglia Caltagirone. E siccome siamo fortunati ci è toccato
Francesco Caltagirone Bellavista, che è quello meno facoltoso e
con l’acquamarcia. E’ lui ad aver rilevato
dall’imprenditore palazzolese il progetto del porto turistico
“Marina di Archimede”, poi modificato con ampliamenti delle
banchine e riempimenti vari, strutture alberghiere di 150 metri
camuffate da locali a servizio della portualità, e conseguente
riduzione dei posti barca da 800 a circa 500. A pensar male si
fa peccato ma ogni tanto si azzecca. In questa vicenda il mio
cattivo pensiero segue la logica del concetto di lobby. Mentre
andava avanti il progetto del porto turistico del gruppo
Acquamarcia di Catagirone, alcuni imprenditori, fra i quali
l’allora ministro per l’ambiente Prestigiacomo, rilevava le aree
di un piccolo cantiere nautico proprio in prossimità del mercato
ittico. A sua volta, l’allora presidente di Confindustria
Siracusa Alfredo Di Stefano rilevava la zona della ex vetreria
Spero, confinante con l’area dell’Aeronautica e con un bel
fronte-mare proprio sul Porto Grande. L’operazione del gruppo Di
Stefano prevede la realizzazione di un centro congressi e di un
altro porto turistico di circa 400 posti barca, caratterizzato
da una sorta di isola artificiale al centro del Porto Grande
che, col pretesto dei “servizi alla portualità”, includerebbe un
centro commerciale al piano terra, e un residence al primo
piano. Ritorniamo al porto turistico di Caltagirone. Questo
progetto come sappiamo ottenne tutte le autorizzazioni nelle
innumerevoli Conferenze dei servizi che videro partecipare anche
l’ente per eccellenza preposto alla tutela, la Soprintendenza.
La quale, beatamente, rilasciò i pareri favorevoli
all’interramento di 100.000 metri quadrati di mare (più o meno
l’equivalente di 16 campi di calcio), per non parlare dei
tecnici comunali obbedienti alla parola dell’allora sindaco
Bufardeci (che ancora oggi sentenzia che il suo Piano Regolatore
Generale della città è il migliore del mondo, perché garantisce
lo sviluppo con l’economia del cemento). Tra le proteste che
seguirono è da ricordare un’indignatissima dichiarazione della
presidente nazionale di Italia Nostra al Corriere della Sera:
“Ci opponiamo all’avidità e alla speculazione, al disprezzo dei
vincoli”. Il Porto Grande di Siracusa è infatti tutelato da
vincoli paesaggistici ed archeologici; inoltre è un Sito
d’Interesse Comunitario e un’area di rilievo (Buffer Zone) del
Piano Unesco. A fermare i lavori del porto di Caltagirone è
stata però la collaterale vicenda dei famigerati cassoni della
Marina, posti sotto sequestro dalla Procura di Siracusa che
riteneva fossero stati costruiti con cemento depotenziato.
Adesso, dopo quasi due anni, la perizia presentata dai
consulenti incaricati dal Gip del tribunale siracusano ha
giudicato in regola i suddetti cassoni, che dovevano servire ad
allargare la banchina della Marina e parte del Molo Sant’Antonio.
Frattanto, il Direttore generale dell’assessorato ai beni
culturali della Regione siciliana qualche mese addietro, con una
nota, ha invitato il Soprintendente di Siracusa a revocare i
pareri, precedentemente resi in conferenza di servizi, per le
opere a terra relative al progetto del gruppo Caltagirone
giudicando “chiaramente illegittime quelle concessioni edilizie
a pochi metri dal mare”. Il riferimento è al palazzone di 150
metri destinato a strutture alberghiere. Il Soprintendente è
stato altresì invitato a seguire la stessa metodologia nelle
conferenze dei servizi per il porto Spero. Alla luce di tutto
ciò, il porto turistico Marina di Archimede del gruppo
Caltagirone dovrebbe essere ridimensionato nelle opere a terra;
a sua volta la Spero del gruppo Di Stefano può costruire il suo
porto turistico, ma non può certo pretendere di riempire il
Porto Grande con cinquantamila metri quadrati di isola
artificiale e annesse strutture speculative. Il Sindaco Visentin
e la sua amministrazione comunale se ne facciano una ragione,
nel rispetto di leggi e procedure.
Il
panda indignato
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