Inchiesta – Pesca miracolosa coi finanziamenti dell’Unione Europea

 

Pesce azzurro e sarachi i PORtu

 “Far conoscere e valorizzare una ri­sorsa di Siracusa, della sua provin­cia, del suo mare: il pesce azzurro” - è stato questo il viatico pubblicitario che ha accompagnato le iniziative del cosiddetto Progetto Archimede, organizzate durante il mese di di­cembre dalla Provincia di Siracusa, dal Gal Val D’Anapo e dalla società Alimentaria Sicilia srl di Palermo, con la collaborazione della Camera di Commercio. Progetto finanziato per 480.940 euro dalla Regione, con soldi dell’Unione Europea nell’ambito del Programma ope­rativo regionale della pesca POR Sicilia 2000-2006. Siccome tra il dire e il fare non c’è di mezzo sol­tanto il mare, da quello che abbiamo visto questo progetto ha scarsamen­te rispettato i presupposti per i quali è stato finanziato.

Bisogna intanto spiegare che è sta­to ammesso al contributo fra gli “Interventi a sostegno della pesca e dell’acquacoltura. Interventi di contesto – misura 4.17” pre­visti dallo SFOP, sigla che sta per “Strumento finanziario di orien­tamento della pesca”. Lo SFOP è uno dei 4 Fondi strutturali che la Comunità europea ha istituito a so­stegno del settore, mediante possibi­lità di contributi finanziari in undici campi di attività (misure).

QUALI ATTIVITA’ PREVEDEVA IL FINANZIAMENTO ASSEGNATO

Per quanto riguarda l’attività di “Promozione” che qui c’interessa evidenziare, è stabilito che “Sono ammissibili a contributo i proget­ti che riguardano la promozione per la valorizzazione delle produ­zioni locali (prodotti della pesca e dell’acquacoltura) nonché per la ricerca di nuove possibilità di mercato (…) in particolare: azioni volte alla certificazione di qualità, ambientale, di processo e alla trac­ciabilità del prodotto; campagne di promozione, organizzazione e/o partecipazione a fiere, saloni ed esposizioni, organizzazioni di missioni di studio o commerciali;

Indagini e studi in materia di consumo e di mercati comprese iniziative di tipo sperimentale e quelle aventi per oggetto le prospettive di commercializzazione dei prodotti anche in paesi terzi”.

TU CHIAMALE SE VUOI..…PROMOZIONI

A fronte di tutto ciò, tanto per cominciare ci chiediamo e chiediamo cosa ci azzecca con la promozione dei prodotti ittici il mega presepe con personaggi in polistirolo allestito alla Balza Akradina, incredibilmente inserito (e cofinanziato?) nelle iniziative promosse dal suddetto progetto “Archimede”; che, fra gli altri appuntamenti, ha visto pure un incontro alla chiesa di Bosco Minniti sul tema “Il mare, luogo di incontro e di pace” e un concorso di disegni su pesci e ambiente marino con il coinvolgimento degli alunni di alcune scuole.

Che sia stato dedicato un po’ di spazio alle problematiche sull’emigrazione via mare e all’educazione ambientale rivolta ai bambini, ci potrebbe anche stare. Ma l’effettiva promozione della pesca e del pescato locale che fine ha fatto? Poco e niente, e più che altro a livello virtuale.

Basti pensare che un gruppo di giornalisti invitati per l’occasione a Siracusa, sono stati portati in un’azienda di conserve ittiche “per conoscere le imprese siracusane della trasformazione del pescato”, oltre a un numero maggiore di altri prodotti quali vini, oli, mieli, mandorle, salse, ecc…che evidentemente non c’entrano un accidente con l’attività di promozione specifica del Programma Operativo della Pesca, che indica esclusivamente “prodotti della pesca e dell’acquacoltura”.

In compenso, del tanto decantato “pesce azzurro” se n’è parlato e sparlato a più non posso: ad esempio a Villa Politi in un “talk show” (sic), come è stata definito quella che a noi è sembrata una sfilza di cose trite e ritrite prive di progettualità, ospiti principali alcuni giornalisti della Rai in prevalente funzione di arredamento.

Senza dimenticare i reclamizzati menù “Archimede”, “Archimede class” e Archimede plus” (sic) che alcuni ristoranti avrebbero dovuto proporre per tutto il mese di dicembre per “promuovere il pesce azzurro catturato dalla marineria siracusana” (sic)

IL PESCE AZZURRO SIRACUSANO CHE A DICEMBRE NON C’E’ STATO

Peccato che nel frattempo, giusto nell’ultimo mese del 2008, gran parte dei pescatori siracusani abbiano deciso di non andare a pescare, scegliendo di rispettare il pur facoltativo mese di fermo biologico. Certo nei banchi di vendita – e quindi anche nei ristoranti - il pesce non è scomparso. Per quanto riguarda le specie più comuni di pesce azzurro non sono mancate, oltre a quelle congelate, sarde e alici fresche provenienti però dall’Adriatico, e sgombri pescati in qualche non meglio precisata zona del Mediterraneo. I pochi pescatori professionisti locali che a dicembre sono andati per mare, hanno continuato a tirare su lampughe e ‘nfanfule (giunte alla fine della loro presenza stagionale), nonché il tipico pescato di paranza (che di sicuro pesce azzurro non è) quali gamberoni, merluzzetti, trigliette, calamaretti (purtroppo a volte sotto taglia) ambiti per le classiche fritture. Per quanto poi concerne il pesce a carni bianche come dentici, ricciole, saraghi, ecc. a pescarlo in loco hanno sicuramente provveduto innanzitutto i bracconieri, categoria in crescita anche dalle nostre parti, cui per altro si deve il dissennato prelievo di ricci.

Questi ed altri aspetti e problematiche su pesca, pescato e pescatori siracusani, sarebbe stato interessante trattare all’interno di un progetto finanziato per promuovere correttamente i prodotti ittici locali – e non altro – possibilmente nei “Mercati di sbocco della produzione regionale”, come indicato dall’Unione Europea. Avviando inoltre indagini e studi, seri e adeguati, per conoscere quali specie sono effettivamente da valorizzare rispetto ai consumi, e quindi alla commercializzazione, anche allo scopo di salvaguardare le specie a rischio. Ed ancora: affrontare le questioni relative alla certificazione di qualità e ambientale dei prodotti ittici, garantendone la tracciabilità a beneficio dei consumatori e del settore della piccola pesca.

Qualcosa del genere, per quanto ne sappiamo, si è cominciato a fare a Portopalo di Capo Passero, mediante un progetto finalizzato all’ottenimento del marchio di qualità riguardante la pesca e la commercializzazione della lampuga.

Se bene utilizzati, i fondi comunitari sono risorse importanti per creare “sistemi locali di sviluppo” rispondenti alle necessità dei territori e alle finalità per cui sono stati concepiti. Diversamente dai quei progetti inconcludenti che si limitano a sperperare denaro pubblico.

 

 

Cattiva gestione dei fondi comunitari

Tra novembre e dicembre in giro per la Sicilia è stato un susseguirsi di iniziative dedicate al settore della pesca, quali “Archimede” a Siracusa (di cui scriviamo dettagliatamente a parte), “Azzurro In” a Santa Croce Camerina, “Menfish” a Menfi, “Med Sea Fish” a Palermo, “Saporedazzurro” a Riposto”, “Sagra del pesce dimenticato” a Gela, e così via: tutte interamente finanziate coi residui di spesa ancora disponibili del Programma operativo regionale della pesca POR Sicilia 2000-2006. Si tratta di progetti, presentati anni addietro da Comuni e/o Province, che la Regione a causa della propria inefficienza ha ammesso definitivamente a contributo con grandissimo ritardo, consentendone l’organizzazione e lo svolgimento in extremis rispetto ai tempi stabiliti dall’Unione Europea. Una sorta di saldi di fine stagione per quelle amministrazioni pubbliche che ne hanno beneficiato, assieme ai rispettivi partner privati. In diversi casi, però, questi progetti si sono trasformati in manifestazioni che poco hanno a che spartire con gli obiettivi e le strategie di sviluppo indicati dal suddetto Programma Operativo Regionale della pesca. Del resto è decisamente improprio definire “progetti” alcune di queste manifestazioni esaurite in appena tre giorni. Qua e là un po’ di prodotti in esposizione, qualche convegno, cene, spettacoli musicali e sfilze di “ospiti d’eccezione”. Insomma, c’erano i soldi e bisognava spenderli in un modo o nell’altro.

Ennesimo esempio della cattiva programmazione che ha caratterizzato la gestione dell’ingente flusso di risorse che la nostra regione ha ricevuto in questi anni dall’Europa, “per recuperare i propri ritardi nello sviluppo economico” analogamente ad altre regioni svantaggiate europee. La Sicilia, per altro, è all’ultimo posto nel mancato utilizzo di fondi comunitari erogati per il programma operativo 2000-2006. Col rischio - che incombe pure su altre regioni del sud - di dovere restituire all’Unione Europea i soldi che non sono stati spesi, per giunta gravati dagli interessi di mora. Miliardi di euro persi, fra l’altro riguardanti importanti opere infrastrutturali. Nel frattempo gli ulteriori ritardi collezionati dalla Regione siciliana, hanno fin qui paralizzato anche i finanziamenti per la nuova programmazione 2007-2013 dei Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale.

Carmelo Maiorca

 

In questa sezione, troverete un apposito modulo che potrete compilare per esprimere un reclamo, fornire un suggerimento per migliorare il sito web o chiedere un'informazione.

 

clicca qui

clicca qui

 

 

 

Le notizie vengono aggiornate giornalmente...