Il fallimento della barriera arborea: le bugie hanno le piante corte

 

Non ci volevano capacità divinatorie per prevedere come sarebbe andato a finire il progetto della fantomatica barriera arborea antinquinamento (sic), ideato dal Comune lungo la costa fra Targia e Santa Panagia. Nel marzo 2009, scrivevamo – come da articolo che riproduciamo a destra – che quel “bosco incantato” era per l’appunto una costosa favoletta che avrebbe fatto sperperare circa 830 mila euro reperiti attraverso il Piano di Risanamento Ambientale. Un’altra operazione di mera propaganda avallata dalla ministra dell’Ambiente Prestigiacomo e annunciata in vista del G8 che, da lì a poco, si sarebbe svolto a Siracusa. Un progetto irrealizzabile nel luogo prescelto per morfologia del suolo, particolari condizioni fisiche, geologiche e climatiche e per una serie di vincoli archeologici: così avevano denunciato diversi esperti, fra cui Fabio Morreale presidente di Natura Sicula. Morreale e Fabio Fazzina, capogruppo del Pd-Rifondazione comunista al quartiere Tiche, sono adesso ritornati sul “grande bluff della barriera arborea” rilevando tra l’altro che il 15 febbraio scorso è scaduto il termine fissato nel contratto d’appalto per il completamento dell’opera, che prevedeva la piantumazione di quasi 20 mila alberi e arbusti di diverse specie. E invece, documentano Morreale e Fazzina, “lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è osceno e desolante: sono state piantate solo alcune centinaia di ulivi, mirti e poche altre specie, molte delle quali appassite e tutte in evidente stato di abbandono; ormai quasi completamente sommerse dalla vegetazione spontanea, che si sta gradualmente riappropriando di un paesaggio roccioso e inospitale…..Oggi quelle stesse piante sono buone solo come costosissimo foraggio per le mucche al pascolo. Altro che barriera arborea!”

Sabina Zuccaro

 

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