Il CERN di Ginevra spiega il mistero del Teatro Comunale di Siracusa
 

Eccezionale impresa degli uomini del CERN, il Centro Europeo per la Ricerca Nucleare di Ginevra. Gli scienziati elvetici hanno infatti scoperto l’esisten­za di un buco nero sulla superficie terrestre. Dopo una ricerca durata gior­ni, e grazie all’utilizzo di strumenti all’avanguardia, i luminari hanno identifi­cato con perfezione milli­metrica l’ubicazione di tale buco nero, che si trova nel­le fondamenta del Teatro Comunale di Siracusa. La scoperta, diffusa per mezzo dei principali perio­dici scientifici, ha attirato l’attenzione degli scienzia­ti di tutto il mondo, che fi­nalmente sono riusciti a ri­solvere uno dei più grandi misteri del ventesimo (or­mai ventunesimo) secolo: la mancata riapertura del suddetto teatro - chiuso da 54 anni! - nonostante venga periodicamente annunciata da sindaci e altri esponen­ti politici (e come ciò non abbia arrestato l’avanzata di costoro rappresenta un altro mistero, ahimè, lungi dall’essere risolto). I professori del CERN, in un comunicato, hanno spiegato il motivo degli in­finiti lavori di restauro del teatro: “Tutte le attrezzatu­re, i materiali, perfino gli uomini utilizzati nei lavo­ri, venivano ogni volta ri­succhiati dall’anomalia (il buco nero, ndr) e spediti a migliaia di anni luce di di­stanza. A quanto equivalga questa distanza, è tuttora oggetto dei nostri studi.” L’esistenza del buco nero siracusano ha stuzzica­to la curiosità del grande Stephen Hawking, il mag­giore sostenitore della te­oria del Big Bang, ultima­mente fin troppo presente sulla stampa per le sue ipo­tesi bizzarre. Dopo averci intrattenuti con quella che molti giornali hanno an­nunciato come la scoperta del secolo - soprannomina­ta da alcuni dispettosi “la scoperta dell’acqua calda”, ovvero quella secondo cui nessun dio starebbe alla base della nascita dell’Uni­verso - Hawking è pronta­mente intervenuto in meri­to alla questione aretusea. Durante una conferenza stampa tenuta apposita­mente in mondovisione ha affermato: “È interessante notare come, essendo l’u­niverso infinito, esiste da qualche parte un pianeta del tutto simile alla Terra, talmente simile da avere sulla sua superficie un’i­sola come la Sicilia, sulla cui costa orientale si trova una città del tutto uguale a Siracusa, ma nella quale la realtà è speculare alla sua analoga terrestre. Bene, credo di potere affermare con certezza che in quel­la città, che per comodità chiameremo Asucaris, è confluita tutta la materia ri­versata finora dal teatro co­munale di Siracusa. E pro­babilmente, grazie a tale surplus di materiali, attrez­zature e uomini apparente­mente comparsi dal nulla, ad Asucaris hanno comple­tato già da parecchio tem­po la ristrutturazione del loro teatro comunale ”.  “ Mi dicono” - ha concluso lo scienziato – “che certi siracusani si sono affrettati ad addebitare al buco nero anche lo spreco di denaro pubblico destinato alla ri­strutturazione del teatro. Ma queste sono mere stru­mentalizzazioni che mi guar­do bene dal confermare.” D’accordo con Hawking è un altro famoso scienziato intervenuto nel dibattito, Carlo Rubbia, il quale ha fornito ulteriori informa­zioni sulla clamorosa sco­perta. Secondo Rubbia, Asucaris è proprio l’esatto contrario di Siracusa. Non solo ha un teatro bello e attivo ma lì, per esempio, i politici che non mantengo­no le promesse si fanno da parte. La città valorizza le proprie risorse naturali, an­ziché brutalizzarle in nome del progresso, e nessuno si sogna di costruire inutili cassoni di cemento (come è avvenuto a Siracusa, alla “marina”) per poi traspor­tarli chissà dove con co­stosi spostamenti via mare. E comunque, se qualche amministratore pubblico fa uno sbaglio, lo ammette e si dimette. Ad Asucaris il verde pub­blico si sta “mangiando” il poco cemento rimasto, tutti vanno in bicicletta, l’evasione scolastica è pari a zero, e l’idea di raffinerie di petrolio collocate all’en­trata della città suona of­fensiva. Venuti a conoscenza di un luogo del genere, migliaia di siracusani hanno fatto a gara per tuffarsi, letteral­mente, nel buco nero, de­siderosi di farsi risucchia­re e di finire ad Asucaris. Al punto che polizia e carabinieri hanno dovuto bloccarne l’ingresso, onde evitare che la città si spo­polasse in mezza giornata. L’amministrazione comu­nale di Siracusa intanto ha avviato i primi tentativi di chiudere il buco, neanche a dirlo fallendo miseramen­te. Sembra infatti che per tapparlo sia stata chiesta la consulenza dei tecnici del­la BP, gli stessi della perdi­ta di petrolio nel Golfo del Messico. Le operazioni, ha fatto sapere il sindaco, potrebbero richiedere più tempo del previsto.

Eddy Merx

 

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