
Nel secolo scorso, quando la Democrazia Cristiana dominava in
Sicilia, ci fu un periodo in cui Gino Foti divenne il più
potente democristiano di Siracusa e uno degli esponenti della
corrente andre-ottiana della regione. Lo confermavano le
vagonate di preferenze che riusciva ad ottenere alle elezioni
per la Camera dei deputati. Nacchio, come ci piaceva chiamarlo
sull’Isola dei Cani, in pubblico amava (e ama) atteggiarsi a
boss ma senza particolari spacconerie, preferendo assumere
un’aria di sufficienza a volte beffarda. Uno che lo conosceva
bene mi raccontò che all’uscita nelle sale del “Padrino”
interpretato da Marlon Brando, il film gli piacque così tanto
che andò a vederlo più volte. Vero o inventato che fosse, nella
mia memoria l’aneddoto fa il paio con una foto degli anni
Settanta, pubblicata in un libro-raccolta di interviste a
politici siracusani, in cui Foti è ritratto nel salotto di casa
con addosso una vestaglia. La sua parabola politica sembrava
conclusa a causa di alcune storie con risvolti giudiziari, in
particolare una condanna per cosiddetto voto di scambio a 2 anni
e 6 mesi. I giudici credettero ad alcuni pentiti del clan
siracusano Urso-Bottaro i quali affermarono che, in occasione
delle elezioni per la Camera del 1992, Foti avrebbe elargito
delle somme di denaro in cambio di un presunto sostegno
elettorale da parte del gruppo mafioso. Vicenda che
evidentemente è stata rimossa alla grande dal Partito
Democratico di Siracusa: mica Foti è Totò Cuffaro, Dell’Utri o
nientemeno Berlusconi. E poi, non si può sempre stare a
ricordare un piccolo incidente di percorso, un misero voto di
scambio con quattro scassapagghiari locali. Senza contare
l’ipotesi che il Nostro sia stato condannato ingiustamente, che
l’unico scambio fatto in vita sua è stato quello delle figurine
dei calciatori da appiccicare negli album della Panini. Comunque
sia, è giusto dentro il Pd che l’ottuagenario ex sindaco ed ex
sottosegretario al Tesoro, da sincero democratico, ha deciso di
riposizionarsi strategico e pimpante. L’attuale segretario
provinciale Giovanni Cafeo è, come si suol dire, espressione
della sua corrente che a livello nazionale fa riferimento all’ex
segretario del Pd Dario Franceschini. Il peso elettorale che
Foti continua ad avere lo si è visto in più occasioni. E giorni
addietro il vecchio leone ha chiesto pubblicamente scusa agli
elettori ai quali aveva dato indicazioni di voto per Mario
Bonomo alle ultime elezioni regionali. Motivo: eletto deputato
alla Regione col Pd anche grazie al sostegno del gruppo Foti,
Bonomo adesso è trasmigrato nel nuovo partito di Rutelli.
Un’offesa cocente che ai tempi beati dello scudo crociato,
nessuno si sarebbe permesso nei confronti di Ginacchio. Della
serie: anche i pezzi da novanta col tempo perdono colpi.
Tex Killer
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