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E LA CHIAMANO ESTATE...
La magica estate siracusana è cominciata con le sue mirabolanti
at-trazioni. E già! La nostra è notoriamente una città turistica
coi controcazzi, in-nanzitutto grazie ad amministratori pubblici
indefessi – mica fessac-chiotti qualsiasi – che tutto il globo
terracqueo c’invidia: menti eccelse, individui sagaci e acuti di
cui si è perso lo stampo. Sì, da noi non c’è stata quella fuga
di cervelli (tipi-camente italiana e particolarmente
meridionale) e le migliori teste cazzute e pensanti del cono sud
della Sicilia sud orientale sono rimaste al loro posto per la
gioia di tutti; innan-zitutto per quei tanti cittadini che li
votano e che in essi si rivedono, si riflettono, si flettono e
si fottono. A Siracusa è un bel vivere tutto l’anno ma è la
stagione estiva che ne esalta le peculiarità di località di
mare, arte, cultura e svaghi a tin-chité. Il mare è lì,
circonda l’isola di Ortigia e bagna la costa; a qualche
chilometro dal centro cittadino ci sono spiagge
accessibilissime, ba-sta superare ingressi privatizzati da lidi,
villaggi turistici, circoli privati, strade serrate da
proprietari di ville. Naturalmente ci sono anche tratti
propriamente “liberi”, non tanti a dire il vero. Quest’anno,
poi, a rendere per così dire più esotico il contesto balnea-bile
c’è stata la presenza della poseidonia oceanica, pianta
acquatica che svolge un ruolo molto impor-tante contro
l’erosione delle spiagge. Bisognerebbe quindi smaltire la
poseidonia con cura nell’ambito della pulizia dei litorali.
Pulizia che uno immagina si faccia a tempo de-bito, prima che
l’estate cominci. Ma la Provincia – hanno motivato il ritardo
lor signori - deve organizzare appositi bandi di gara (ma va?),
appurare che le ditte da incaricare siano (addirittura!) dotate
di mezzi adeguati, sapere (ohibò!!) cosa prevedono le leggi in
materia. Insomma pulire le spiagge a Siracusa, come in altre
zone della Sicilia, sistematicamente diven-ta per assessori e
giunte provinciali e comunali un’impresa titanica che va al di
là delle normali capacità umane, figuriamoci di quelle
sub-uma-ne. Si può dire, per usare un eufemismo, ma virìti cu
va sbrinzìa? Che Siracusa sia una città d’arte va da sé, ed
è superfluo fare l’elenco dei luoghi meritevoli di visita.
Ragion per cui poco importa che ci siano musei, chiese, siti
archeologici chiusi da tempo per restauri la cui durata è da
guiness dei primati, o aperti a singhiozzo per carenze di
personale. Quisquilie, pinzillacchere: ai turisti, che spesso
arrivano proprio per visitare questi luoghi, si può sempre
spiegare che da noi tradizionalmente vale il detto “piglia
l’arte e mettila da parte”. Che poi i punti d’informazione
turistica siano diventati una rarità con la chiusura
dell’Azienda Provinciale Turismo e dell’Azienda Autonoma
Turismo, per i forestieri di passaggio di certo rappresenta un
originale biglietto da visita, un esempio davvero notevole di
marketing turistico all’incontrario. Del resto, questa è una
città che si propone da sola, col passa parola. E arriva persino
qualche vip – very important pippe – che ogni tanto sbar-ca col
proprio veliero, a volte solo per rifornirsi di carburante,
mangiare un gelato, fare una pisciatina e ripartire. Eventi
davvero epocali tanto da essere magnificati da qualche
gazzettiere locale, incurante dei probabili “ e chi se ne
frega”. Nel frattempo, con l’estate è ritornato puntuale il
solito dibattito sull’uso del Teatro Greco. I difensori
dell’integrità delle sacre pietre sostengono che debba contenere
solo gli annuali spettacoli classici organizzati dalla
Fondazione dell’Istituto del Dramma Antico. Negli ultimi anni la
Sovrintendenza ai beni cul-turali ha allargato leggermente le
maglie, conce-dendo che nell’antica cavea si possano tenere pure
il premio letterario intitolato allo scrittore siracusano Elio
Vittorini e la festa della polizia (???). In attesa che anche i
carabinieri, la guardia di finan-za, le forze armate e quelle
disarmate chiedano di potervi svolgere le proprie feste, la
nuova polemi-ca è scoppiata per il concerto di Claudio Baglioni.
Spettacolo che alla fine è stato autorizzato, così come in anni
recenti all’interno del Teatro Greco hanno potuto esibirsi
Fiorello e qualche gruppo teatrale in occasione dell’Ortigia
Festival. Ora, per dirla elegantemente, ci siamo notevol-mente
scassati i cabbasisi con questa annosa e ridicola
diatriba. Si stabiliscano delle regole una volta per tutte, che
tengano innanzitutto conto della salvaguardia del sito
archeologico. E se si decide che, per ragioni storico-culturali,
si possono rappresentare solo le tragedie, bene, allora nessuna
eccezione, manco se viene il presi-dente della repubblica o il
papa. Rimane la constatazione che una classe politico-
amministrativa inetta e smandrappata non è riu-scita finora a
trovare risorse – anche nei periodi di vacche grasse – per
realizzare una struttura adeguata allo svolgimento di spettacoli
e manifestazioni di massa. Il resto sono tutte chiacchiere e
distintivo o, se preferite, minchiate o scuru.
Max Tellina
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