Per
la ricetta del “dirigente del Siracusa Calcio
all’arrabbiata”, di moda in questo periodo, servono i
seguenti ingredienti: soldi, tanti, non necessariamente
i propri (vanno bene anche quelli della raffineria più
vicina, ma fornitevi di fideiussione con la garanzia
dell’ente pubblico); un pizzico di competenza, può
bastare appena l’aroma; arroganza, quanto basta; una
spruzzata di spocchia; da evitare il buon senso,
soprattutto nei rapporti con la stampa; faccia tosta a
vostro piacimento, ma abbondate con la campagna acquisti
fallimentare.
Esecuzione della ricetta:
Datela a bere a tutta la
città recitando la parte di quelli che avete fatto tutto
quello che era possibile per tenere a galla la società.
Dichiarate il quasi fallimento e mettete sulla graticola
politici e amministratori pubblici, facendo credere in
giro che sono loro i veri responsabili della deriva
pallonara siracusana. Incassata una sponsorizzazione
dalla Erg di 800 mila euro, aggiungete una fideiussione
di altri 400 mila, costringendo il Comune di Siracusa a
fare da garante. Se non riuscite a fiutare i campioni in
erba, evitate comunque di acquistare dei giocatori di
categoria e scaricate sul vostro allenatore la
responsabilità di come amalgamare quanto di
calcisticamente discutibile ed insufficiente avete
recuperato in estate. Perdete la faccia a cominciare
dalla prima gara di campionato con una sconfitta
casalinga, rimediata dall’Atletico Roma, ma sviate le
critiche alimentando una polemica con un paio di
giornalisti che, invece di copiare i vostri comunicati
stampa, raccontano quello che vedono. Insultateli pure
i cronisti, affermando che scrivono delle favole, mentre
solo voi e le vostre veline siete depositari della
verità. Aggiungete un pugno di arroganza e cacciate
dalla sala stampa dello stadio (ristrutturato con i
soldi dei contribuenti) i rappresentanti
dell’informazione “non gradita”, salvo poi fare marcia
indietro quando sarete redarguiti pesantemente dal
presidente dell’ordine dei giornalisti che vi farà fare
la figura dei coglioni. Perdete le altre tre partite,
nell’ordine con Viareggio, Andria e Juve Stabia. A
questo punto aggiungete tutta la faccia tosta che vi è
rimasta nella dispensa e affermate che quattro sconfitte
consecutive nelle prime quattro partite di campionato
ci possono stare e che addirittura le avevate messe in
conto. Perdete anche la partita successiva a Benevento
con la simbologia delle Forche Caudine che vi stringerà
le palle. Esonerate l’allenatore, aggiungete una
vittoria con la Nocerina, la prima, sapendo che sarà una
delle poche di tutta la stagione, ma illudete i tifosi
più scemi, facendo credere loro che la riscossa è
cominciata. Sfumate il tutto con la sesta sconfitta su
sette partite, perdendo malamente con la Cavese e
guarnite il piatto con la speranza di non essere
linciati dalla tifoseria, che normalmente non capisce
un cazzo ma che stavolta, forse, vi chiederà il conto di
tanta incompetenza e prosopopea. Né ci saranno sindaci,
ex sindaci, ex assessori regionali, ex deputati dell’Udc
o ex presidenti della Provincia ad aiutarvi. Potete
stare certi che vi lasceranno cuocere al flambé. Ma se
anche la dea Eupalla, per qualche bizzarro disegno del
fato, dovesse diventare benevola con voi (vedi vittoria
in casa, all’ultimo minuto col fanalino di coda
Barletta) per quel che ci riguarda dovreste in ogni caso
mangiare la minestra, buttarvi dalla finestra e
togliervi una volta per tutte dai cabbasisi.
Ivano Saltafossati