Come ti trivello il mare

 

Mentre boicotta il referendum sul nucleare (e gli altri quesiti referendari), il governo Berlusconi-Attila-Tremonti prosegue in maniera incessante le sue azioni a danno dell’ambiente e del paesaggio italiano. Dai provvedimenti economici in materia di politica energetica tesi ad arginare le fonti rinnovabili, alle regalie ai privati di quel che resta in Italia di spiagge libere e litorali, alle nuove autorizzazioni concesse alle compagnie petrolifere per poter trivellare alla ricerca di greggio lungo le coste italiane, spesso a poca distanza da riserve e da luoghi di grandissimo pregio naturalistico. Tutto ciò col benestare dell’ineffabile ministra Stefania Prestigiacomo, che sta alla tutela dell’ambiente come i cavoli a merenda. Per quanto riguarda il problema delle trivellazioni, a seguito del gravissimo disastro causato dalla Deepwater Horizon, la piattaforma della compagnia BP che la scorsa estate ha inquinato pesantemente il Golfo del Messico, anche nel nostro Paese ci si é finalmente accorti del pericolo costituito dalla presenza di tanti impianti d’estrazione. Sull’onda delle proteste di associazioni ambientaliste, amministrazioni locali e dei tanti cittadini che amano il mare, ad agosto del 2010 il Ministero dell’Ambiente ha varato un provvedimento che stabilisce un limite di sicurezza di 12 miglia, entro il quale è vietato eseguire le trivellazioni. Un decreto, però, che non ha certo fermato la proliferazione di domande ed autorizzazioni alle prospezioni, trivellazioni ed estrazioni petrolifere, e che comunque non basta a proteggere le nostre acque: in caso di fuoriuscita di petrolio non saranno certo poche miglia a salvare dalle nefaste conseguenze. L’ultima notizia è l’autorizzazione concessa all’irlandese Petroceltic Elsa per la ricerca di petrolio a 26 km dalle isole Tremiti, nel pieno del Parco Nazionale del Gargano, cioè in una riserva marina. Ma per la ministra Prestigiacomo non sussiste alcun problema e tutta la normativa vigente in ambito di tutela ambientale secondo lei sarebbe stata rispettata. Suscitando le proteste di ben 280 fra associazioni e comitati, oltre a numerosi enti locali ed esponenti di diversi schieramenti politici dell’Abruzzo, del Molise e della Puglia. Tutti a dire no alle trivellazioni nell’Adriatico e a chiedere l’immediato ritiro del progetto di perforazioni petrolifere, in una manifestazione che si è svolta a Termoli il 7 maggio. Nel frattempo si preannunciano nuove trivellazioni a largo del Canale di Sicilia da parte di multinazionali del settore quali la Transunion, la Northern Petroleum, l’Audax, la Hunt Oil, ecc. E associazioni e sindaci siciliani lanciano da tempo l’allarme per i rischi che le piattaforme off shore rappresentano per l’ambiente, anche a causa della natura sismica dei fondali.

 

 

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