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Per l’inesauribile serie “minchiate
o scuru sarausane”,
la nostra risulta una delle città italiane in cui è operativo il
servizio di
bike sharing
(che significa “bicicletta condivisa”). L’elenco compare nel
sito internet di Bicincittà, la società torinese che gestisce
questo servizio operativo a livello nazionale. E in effetti, fra
gli altri giochi di prestigio della prestigiosa Prestigiacomo,
nell’ambito del G8 Ambiente del 2009 a Siracusa arrivarono anche
le biciclette a go (gò) bike. Sappiamo com’è finita. Delle 15
postazioni “Go Bike” sparse per la città pochissime sono
rimaste, attive ma con biciclette in pessimo stato. Come
documentato sullo scorso numero dell’Isola dei Cani, molte delle
bici acquistate in occasione del prestigiacomoso G8 sono
accatastate in un garage dei vigili urbani assieme ai mini bus
elettrici: simboli del fallimento, con grande sperpero di denaro
pubblico, della campagna di mobilità sostenibile promossa
dall’ex ministra industrial-ambientalista nella “sua” Siracusa.
Ed è stato un fallimento annunciato, poiché un Comune non può
avviare un simile progetto
a
comu veni prima,
ovvero improvvisando, in una città dove la cultura della
bicicletta è pressoché assente. E invece: scarsissima
comunicazione, difficoltà riguardo l’accesso all’utilizzo delle
bici, manutenzione inesistente hanno contraddistinto la gestione
del servizio. Poi si sono aggiunti i numerosi furti di ruote, e
siamo curiosi di sapere se il servizio di videosorveglianza
installato nelle postazioni “Go Bike” sia stato poco funzionante
e/o inefficace. Come suggerisce una persona competente e
appassionata della materia qual è Gianni Gallaro, quel poco di
biciclette ancora recuperabili l’amministrazione comunale
potrebbe venderle a un prezzo “politico” ai cittadini che ne
fanno richiesta, e col ricavato acquistare e collocare nel
centro storico delle “rastrelliere” di parcheggio per biciclette
di adulti e bambini.
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