L’ultimo
conato d’orgoglio amministrativo di Nicola Bono è un
pamphlet di 140 pagine che raccoglie le attività di metà
mandato da presidente della Provincia regionale di Siracusa.
In sostanza una relazione biennale stampata in qualche
migliaio di copie e distribuita a consiglieri provinciali,
addetti ai lavori, giornalisti, associazioni di categoria e
politici. La facciata è quella dell’operazione “trasparenza”
con la pubblicazione e quindi la facile fruizione
dell’elenco delle cose fatte dall’amministrazione dell’ex
sottosegretario, ex fascista, ex An. A noi è sembrata più
che altro l’ennesima rappresentazione “muscolare” ammantata
di retorica e condita di culto della personalità. Basti
pensare che la firma di Nicola Bono appare 8 volte nel corso
della pubblicazione, in calce persino nella dedica (la prima
volta che mi capita di vedere una pacchianata di cotanto
spessore) e sulla quarta di copertina riempita da quel bel
faccione di Uccio l’avolese. Ma assai più improbabile della
stessa relazione di metà mandato (comunque legittima) è
stata la presentazione all’intellighenzia (?) cittadina. Una
interminabile conferenza tenuta nel salone Costanza Bruno di
via Malta, con la partecipazione di politici, imprenditori,
sindacalisti, giornalisti, pseudo artisti, docenti
universitari,
longhi
e cutti, triulu malanova e
scuntintizza.
Dopo la prolusione di mezz’ora di Bono, ad aprire la sagra
dell’autoreferenzialità è stato niente popò di meno che
Pippo Lo Curzio, il quale - in un comizio\arringa ai confini
della realtà - ha elencato tutte le cose non fatte dalla
Democrazia cristiana (autostrade Siracusa-Gela e
Siracusa–Catania, per esempio) dando la colpa a tutti tranne
che a lui, deputato regionale e poi senatore della Dc
proprio negli anni in cui quelle infrastrutture si sarebbero
dovute completare. Altro delirio quello dell’ex presidente
della Provincia Mario Cavallaro che, alla fine di un
intervento pressoché inutile, ha sparato la più grossa
dicendo che l’unico esempio da seguire per venir fuori dalla
profonda crisi di valori nella politica, è quella del
magistero della Chiesa. Uno straordinario contributo al
dibattito che avrebbe meritato un commento adeguato: una
pernacchia. L’unico a non parlare di se e a dire qualcosa di
sensato è stato l’avvocato Corrado Piccione che, in due
minuti, ha spiegato come la paventata abolizione delle
Province sia un errore costituzionale e un malaugurato passo
falso politico e amministrativo. Poi la chiusura col botto.
Dopo il solito “Siracusa persa era e persa è” del
giornalista Dino Cartia, sono arrivati i preziosi ed
illuminanti interventi di due opinion leader di indubbio
spessore: il regista Nuccio Gemma e l’incaricato ma mai
nominato presidente dello Iacp, Maurizio Scollo. Il primo ha
asserito, nella sostanza, che tutti i nostri problemi si
risolverebbero riaprendo il teatro Verga; il secondo… boh!
Sarà stato talmente interessante che, a distanza di qualche
settimana, l’ho dimenticato.
Ivano Saltafossati